I

  • Critica dello Stato, critica dei partiti, critica delle relazioni civili, sono ovviamente partite ben distinte. Il loro studio ed il loro esercizio sono standard nei cicli normali ed enfatizzati nei cicli di crisi.
  • E' invece generalmente repulsa una critica della ragion politica, ma si tratta di un riflesso condizionato piuttosto elementare: l' illusione ultima [di chi ha perso tutte le altre] che la politica debba essere salvata secondo il piu' ingenuo ed elusivo criterio : sempre, ad ogni costo.
  • Ma cio' "non funziona", non puo' funzionare : particolarmente a partire da un tragico "secolo breve" sia le discipline formali che quelle sociali sono sottoposte a critica dei fondamenti, e tutto in pratica viene sistematicamente demitizzato, dai comportamenti e linguaggi standard al Verbo , sino alla esegesi critica dei testi sacri.
  • C' e' quindi un prezzo che e' patetico voler pagare : sottrarre la politica a critica fondamentale ed empirica.
  • In tale condizione ovviamente la politica si disallinea e in fine si dimette dalle contraddizioni e sfide delle mutazioni civili e tecnico-scientifiche - perde radice e progetto.

II

  • Perde, molto semplicemente, la propria "ragione".
  • Produce quindi una concatenazione sconcertante di 'stati di eccezione' ; e a cicli risolve e interpreta essa stessa una sua estrema contraddizione [eterogenesi dei fini, antinomia, degenerazione di servizio, chiamiamola come vogliamo] : la critica, e la crisi, della democrazia.
  • Cioe' contamina e degrada proprio quella fondamentale civile potenzialita' [di sbagliare non irrevocabilmente] che andrebbe salvaguardata, essa si', unica, "sempre", "ad ogni costo".
  • Quando la crisi arriva a tale punto di rottura, quando la macchina logica e fisica della politica "consuma piu' di quanto produce", crea problemi di rango superiore a quelli che risolve, perde con la ragione costitutiva anche la funzione, "perde il feedback", innesca piu' reazione che azione, piu' conflitto che risoluzione (quando "il nome della guerra" e' peacekeeping), e il suo stile di lavoro si palesa sempre meno all' altezza dei bottoni che il suo establishment ha il potere di schiacciare --- forse allora e' il caso di ricercare tecniche appropriate.
  • Per quel poco o tanto che possa valere, ad esempio, nella informazione automatica si "resetta il programma" involuto e lo si ricompila: ripartendo dai fondamentali.

III

  • Ovvero, risolto in termini ... politici : ripartendo da una riflessione spregiudicata [=senza pregiudizi] sugli appassionati Atti di quella Assemblea Costituente che Giorgio Napolitano suggerisce saggiamente di studiare a scuola.
  • Con cio' stesso la politica, sotto questo criterio, non va' quindi ingenuamente "fatta fuori" [il ben noto "tagliarsi i coglioni"] : ma andrebbe , molto piu' modestamente, ed efficientemente, resettata.
  • Senza scorciatoie, e senza dimettersi fideisticamente ad un partito [le crisi del primo dopoguerra] ... a due partiti : le crisi del secondo dopoguerra, costanti dal 1953 in una ricorsiva rivelatrice illusione di risolvere con tecniche elettorali d' eccezione [che hanno tutte in comune l' assioma che un voto non vale 'mai' un voto, ma 'sempre' piu' di uno, o meno di uno] il problema politico della rappresentazione istituzionale delle constituencies civili.
  • Resettata : come avviene in economia, nel diritto, nella struttura delle rivoluzioni tecnico scientifiche, negli amori, nelle solitudini, quando un sistema - qualunque sistema, piu' o meno "esperto" - va' in entropia
  • L' archivio della ragion politica e' fecondo quanto le fonti della sua critica, e una documentazione di tali fonti puo' essere di servizio alla considerazione di un potere prossimo alle persone, alle loro essenziali comunita', e consociazioni.
  • Puo' generare quindi ancora una possibilita' dopo l' ultima per riequilibrare la dialettica tra civis e polis , e in sostanza per riabilitare una militanza originaria.

IV

  • La espressione "critica della ragion politica" e' stata incisa e connotata [Omnes et Singulatim: Towards a Criticism of ‘Political Reason’, Tanner Lectures, 10 e 16 ottobre 1979] da Michel Foucault in questi termini: "The title sounds pretentious, I know. But the reason for that is precisely its own excuse. Since the nineteenth century, Western thought has never stopped labouring at the task of criticising the role of reason - or the lack of reason - in political structures.". In seguito la espressione stessa e' stata ripresa a titolo di un volume di Régis Debray [Critique de la raison politique, Gallimard, 1981].
  • Questo servizio web documenta fonti e annota critiche della ragion politica [qui ovviamente 'selezionate', una traccia di lettura discreta che chiama integrazioni e approfondimenti] prodotte e divulgate in Italia a partire dal Risorgimento e dalla prima rivoluzione industriale.
  • Collegamenti esterni fonti e ricerche per una storia della informazione automatica http://cctld.it

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