- Perde, molto
semplicemente, la propria "ragione".
- Produce quindi
una concatenazione sconcertante di 'stati di eccezione' ; e a cicli
risolve e interpreta essa stessa una sua estrema contraddizione
[eterogenesi dei fini, antinomia, degenerazione di servizio, chiamiamola
come vogliamo] : la critica, e la crisi, della democrazia.
- Cioe' contamina
e degrada proprio quella fondamentale civile potenzialita' [di sbagliare
non irrevocabilmente] che andrebbe salvaguardata, essa si', unica, "sempre",
"ad ogni costo".
- Quando la crisi
arriva a tale punto di rottura, quando la macchina logica e fisica della
politica "consuma piu' di quanto produce", crea problemi
di rango superiore a quelli che risolve, perde con la ragione costitutiva
anche la funzione, "perde il feedback", innesca piu' reazione
che azione, piu' conflitto che risoluzione (quando "il nome della
guerra" e' peacekeeping), e il suo stile di lavoro si palesa sempre
meno all' altezza dei bottoni che il suo establishment ha il potere di
schiacciare --- forse allora e' il caso di ricercare tecniche appropriate.
- Per quel poco
o tanto che possa valere, ad esempio, nella informazione automatica si
"resetta il programma" involuto e lo si ricompila: ripartendo
dai fondamentali.
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