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Considero le
memorie dei protagonisti fonte essenziale di ogni discorso storico-politico
criticamente fondato : insomma, La ringrazio, e per nulla formalmente,
della disponibilita' a questa intervista.
- Desidero chiederLe
un approfondimento preliminare
- La ispirazione
federalista generata dalle due matrici fondamentali Carlo Cattaneo ["Stati
Uniti d' Italia", "Stati Uniti d' Europa"] ha avuto sviluppi
incisivi nel contesto straordinario delle crisi che generarono e seguirono
due guerre mondiali : penso a Einaudi, Salvemini, in riferimento alla prima;
penso al gruppo di Ventotene e a Chanoux in riferimento alla seconda.
- Le chiedo di
sviluppare il tema di un drammatico nesso condizionale fra potere politico,
stato centralizzato, nazionalismo, imperialismo, militarismo - e guerra.
[François
Stévenin]
- Il federalismo
precede, e di molto, Cattaneo. Tornerò sul punto, ma mi preme fin
da ora precisare che non mi pare esista realmente un pensiero federalista
italiano originale, non tanto per l'incapacità degli autori, spesso
acutissimi pensatori, come Cattaneo stesso, quanto perché la Penisola
poco si è prestata a simile riflessione.
- Parcellizzata
in Comuni, Signorie, Ducati e Marchesati, Repubbliche e potentati vari,
sempre in lotta tra loro e sempre pronti a chiamare "lo straniero"
in soccorso contro il vicino, ha sviluppato piuttosto una riflessione sull'essenza
del potere, il cui esempio preclaro è ovviamente il Machiavelli,
cui faranno seguito le straordinarie, ancorché a volte deprimenti,
riflessioni della scuola paretiana e di Gaetano Mosca.
- Detto diversamente,
si direbbe che il federalismo, l'associazione di uguali, nonché
la libertà come elemento fondatore e strutturante un sistema politico,
non abbiano spazio, o ne abbiano assai poco, nella riflessione politica
italiana.
- Prova ne siano
gli autori che Ella cita: Einaudi era un liberale che non sopportava (a
livello teorico, sebbene Einuadi politico e presidente della Repubblica
fu altro) l'ingerenza eccessiva dello Stato, ma questo non ne fa automaticamente
un federalista.
- Salvemini è
bensì un socialista federalista, ma se oso dire, più socialista
che federalista: la sua prima cura è l'arretratezza del Mezzogiorno
e delle strutture politiche italiane.
- Prova ne sia,
ancora, la scarsa fortuna incontrata dai due nel primo dopoguerra. Scrissero,
si batterono, anche bene, ma l'Italia ebbe il fascismo, non il federalismo.
- Quanto al secondo
dopoguerra, dove lei mette insieme Chanoux e Spinelli, temo di dover fare
un distinguo.
- Chanoux propone
il federalismo a qualunque livello, quello "nazionale" per primo,
e precisa che se Europa unita sarà, essa dovrà essere come
"una Svizzera in grande", un'Europa dei popoli.
- Quanto al gruppo
di Ventotene, vedeva nell'Europa unita, "un solido stato internazionale",
condizione a loro avviso necessaria per evitare che le passioni nazionali
facessero il gioco delle forze socialmente reazionarie.
- Uno strumento
per altri fini, mi pare, e non un fine in sè. Non così distante,
a ben vedere, dalla visione marxiana dell'identità nazionale come
sovrastruttura.
- Quanto poi a
sapere se la nazione o lo Stato generino automaticamente imperialismo,
predazione e quindi guerra, temo sarebbe difficile, e non solo per me,
rispondere con certezza.
- Si è
messo per qualche tempo lo stato centralizzato non solo come condizione,
ma come causa sufficiente per tendenze belliche. Bruno Salvatori ne era
un convinto assertore.
- Pure, gli Stati-Uniti
d'America sono una federazione, sono anzi il primo Stato con una Costituzione
federale, ma questo non li rende pacifisti o anche solo pacifici.
- Se proprio dovessi
azzardare una spiegazione, direi che il federalismo è un ottimo
sistema, il solo che preservi la dignità umana, e, a termine, anche
il più efficiente, in una logica interna.
- Le relazioni
internazionali, però, obbediscono a logiche di potenza che poco
si curano delle strutture politiche interne dei partecipanti. Anzi, Tocqueville
stesso già intuì che le democrazie sono nettamente più
spietate durante gli eventi bellici.
- Una federazione
mondiale potrebbe forse ovviare al problema, ma non mi sembra qualcosa
di prossimo venturo.
- Torniamo però
al federalismo in quanto tale. Come accennato, la prima vera e propria
forma di Costituzione Federale, secondo un documento del Movimento Federalista
Europeo è la Costituzione federale degli Stati Uniti.
- Ma, si legge
nello stesso documento che " fin dall'antichità sono noti i
tentativi di unità tra Stati", anche se poi si aggiunge che
i tentativi più significativi non hanno avuto per protagonisti gli
Stati, ma le comunità umane.
- La storia ci
insegna che molti sono i modi di "stare insieme", il più
diffuso consiste nel costringere qualcuno a subire scelte e decisioni prese
da altri; da qui nascono i conflitti politici, economici con il tentativo
di giustificare e legittimare questa logica facendo riferimento a ragioni
religiose, razziali, nazionali affermando una superiorità di qualcuno
su altri.
- Per aggregare
comunità, a prescindere dalla loro storia del passato, è
necessario un patto, un foedus, tra chi decide liberamente di stare insieme.
- Subito dopo
la persona e la sua famiglia, c'è il villaggio, c'è il comune
o una entità territoriale di questo tipo e poi la comunità
più grande, vuoi la regione o cantone e poi lo Stato.
- L'aggregazione
presuppone una serie di caratteristiche : il territorio, la storia, la
lingua, la cultura, l'identità etnica ecc.
- La nascita degli
Stati nazionali non è avvenuta per aggregazione spontanea di comunità
così omogenee, ma è il frutto della spartizione o della conquista
di territori a seguito di vicende belliche.
- Lo Stato nazionale
si basa su una forma di dominio che ha creato e crea minoranze, sovente
le opprime sovente le nega, in nome di una presunta unità della
nazione e nell'interesse dello Stato nazionale.
- Il sogno di
un autonomista , federalista è quello di raggiungere per la propria
regione, comunità o cantone, la piena autonomia legislativa, politica
ed economica, rivendicando tutte le competenze che è in grado di
esercitare a quel livello.
- Il che vuol
dire che allo Stato o all'Europa dovrebbe restare la moneta, la difesa,
determinati affari internazionali e altre competenze che potrebbero essere
loro delegate.
- Tutte le altre,
vanno alla Regione,Comunità o cantone che dir si voglia.
- Un importante
punto di riferimento, senza voler scomodare Proudhon che comunque potrebbe
essere d'attualità, stante l'attuale situazione economica finanziaria,
fu Alexandre Marc con il federalismo globale. Marc, voleva applicare in
tutti i campi i principi di autonomia, sussidiarietà cooperazione
e partecipazione. Per lui la risposta federalista doveva essere globale,
non più solo istituzionale, ma anche economica, sociale e dei valori.
- L'attività
di Alxandre Marc si incrociò con quella di Altiero Spinelli, suo
coetaneo, grande europeista, autore del manifesto di Ventotene e leader
indiscusso del Movimento Federalista Europeo.
- Entrambi credevano
nella necessità di creare una nuova società. Per Marc era
fondamentale il federalismo globale, per Spinelli era prioritario puntare
alla creazione di strutture federali per l'Europa come avvenne per gli
Stati uniti d'America. Il diverso punto di partenza ebbe riflessi sui dibattiti
europei e sui congressi federalisti.
- Il Federalismo
che mira ad aggregare tra loro gli Stati esistenti è in realtà
un confederalismo.
- Non possiamo
poi dimenticare Denis de Rougemont e la sua sfida per l'Europa con la sua
filosofia della "persona "e il progetto di Unione nella diversità
e il rispetto per la diversità.
- E infine Guy
Héraud che proponeva il federalismo linguistico, una Europa delle
lingue e delle culture, che in parte potrebbe identificarsi nell'Europa
delle Regioni.
- Ma, posso citare
moltissimi altri filosofi o federalisti che hanno dato un contributo al
pensiero e alla azione federalista, personaggi che meriterebbero maggior
attenzione, dal filosofo Immanuel Kant a Sergio Trentin, da Simon Mossa
ad Adriano Olivetti.
- Il federalismo
non è una ideologia o una soluzione economica e meno che meno un
decentramento al quale si cambi nome.
- Federalismo
non è separatismo, non è "privilegi", federalismo
è armonizzazione dei diritti dei popoli e delle comunità.
- La solidarietà
è un valore imprescindibile di questa dinamica e ne è il
collante, parlare di federalismo vuol dire parlare di solidarietà.
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[g.g.]
- Per la sua generazione,
e per la sua formazione personale, cosa ha significato la figura e l' opera
di Emile Chanoux ?
[François
Stévenin]
- Emile Chanoux
è stato per me e per la mia generazione un riferimento costante.
- La più
importante Piazza di Aosta, scuole, vie, piazze di una gran parte dei comuni
della Valle d'Aosta portano il suo nome.
- La sua tesi
di laurea sui diritti internazionali delle minoranze etniche, conseguita
a 21 anni, la Dichiarazione di Chivasso del 1943, i suoi scritti sul regionalismo,
sul federalismo, i suoi progetti per l'organizzazione amministrativa del
Pays d'Aoste, " Federalisme et Autonomie ", pubblicato postumo
nel 1944 dopo la sua morte, sono testi fondamentali per un qualsiasi autonomista
e federalista.
- Chanoux sognava
una comunità valdostana, autonoma, libera di esprimersi nella propria
lingua, di vivere e lavorare in armonia con gli altri nell'ambito di un'
Europa federalista.
- Per Emile Chanoux,
per il sottoscritto e per la grande maggioranza degli autonomisti e federalisti
valdostani, la Svizzera (pur essendo una Confederazione ) rappresenta,
tra i cosidetti federalismi classici ( Stati Uniti, Canada, Germania, Australia
ecc.ecc.) il modello che si avvicina maggiormente ai nostri progetti politici,
anche perché il modello svizzero è il più rappresentativo
di una soluzione per i popoli delle Alpi.
- Se compariamo
i poteri e le libertà di cui ogni cantone svizzero dispone, a quelli
concessi a noi con lo Statuto Speciale, ci rendiamo conto che la nostra
è una povera autonomia. "oggi la Svizzera è in
piccolo, quello che l'Europa dovrebbe essere in grande dopo la guerra."
- Ribadisco questa
citazione di E. Chanoux. D'altra parte anche Carlo Cattaneo è alla
Svizzera che faceva riferimento con il suo pensiero federalista.
- Malgrado ciò
siamo sono coscienti del fatto che neppure la Svizzera sia un modello perfetto.
La finanza internazionale, le banche e i trust " docent ".
- Chanoux scrisse
anche L'Esprit de Victoire, un testo che gli alienò le simpatie
di molti immigrati e degli ex fascisti.
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[g.g.]
- Dopo lustri
di obiettiva emarginazione da parte dei partiti politici nazionali, negli
anni '70 torna alla ribalta la ispirazione di un potere prossimo e di una
rappresentazione politica prossima alle persone, e agganciati alle loro
essenziali comunita'.
- E veniamo al
punto : ovvero all' orizzonte [anche qui : nazionale ed europeo] delle
iniziative di Bruno Salvadori, come testimoniato in modo esemplare dal
suo sforzo di coordinare i movimenti autonomisti locali e continentali,
e quelli italiano italiani particolarmente nella occasione delle prime
elezioni del Parlamento Europeo del 1979, "anno chiave", come
correttamente lei sottolinea …
- Le chiedo di
approfondire quel passaggio …
[François
Stévenin]
- Nel 1979 in
occasione delle prime elezioni europee, il governo Andreotti, ovvero il
Parlamento italiano scelse di suddividere l'Italia in 5 maxi circoscrizioni,
scelta fatta nell'interesse dei grandi partiti stato-nazionali.
- La Valle d'Aosta
si ritrovò nella circoscrizione nord ovest con la Lombardia, il
Piemonte e la Liguria. I vari emendamenti presentati in Parlamento per
assegnare almeno un rappresentante al parlamento europeo per ogni regione,
furono respinti.
- Già all'inizio
degli anni 70 a Milano, si erano riuniti autonomisti e federalisti e sin
da allora si discuteva di legge elettorale per le future elezioni, di circoscrizioni,
e di assicurare una rappresentanza delle minoranze nel Parlamento europeo.
- Fu l'occasione
di aggregare i federalisti, gli autonomisti e i regionalisti e di rafforzare
i contatti.
- Il convegno
di Domodossola del mese di febbraio 1979, e il Congresso dell'Union Valdôtaine
del mese di marzo successivo, furono fondamentali per decidere e definire
a Verona, nel mese di aprile la presentazione di una lista comune nelle
5 circoscrizioni con il simbolo dell'Union Valdôtaine, ( l'U.V. essendo
presente nel Parlamento italiano non c'era la necessità di raccogliere
le firme ).
- Vennero scelti
i candidati con Bruno Salvadori capolista e definito il programma elettorale.
Purtroppo non aderirono alla lista la S.V.P. ( Sud Tyrol Volspartei ) e
il Partito Sardo dAzione, mentre fu scelto di escludere la lista del Melone
di Trieste per divergenze con il movimento Friuli e il movimento Sloveno.
- Per alcune migliaia
di voti, la lista non ottenne il seggio al Parlamento Europeo. Con quelle
elezioni furono create le premesse per la costituzione di un movimento
federalista e autonomista in Italia e in Europa.
- Sfortunatamente,
Bruno Salvatori muore in un incidente stradale nel 1980 e il progetto rimane
lettera morta.
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[g.g.]
- In quali circostanze
ha conosciuto Bruno Salvadori ?
- Ci puo' delineare
alcuni passaggi salienti dei suoi rapporti con Bruno Salvadori ?
- Per la sua generazione,
e per la sua formazione personale, cosa ha significato la figura e l' opera
di Bruno Salvadori ?
[François
Stévenin]
- A Bruno Salvadori
devo moltissimo.
- Per una situazione
fortuita, nel 1966 fui chiamato a sostituirlo al S.A.V.T ( Syndicact Autonome
des Travailleurs Valdotains ) in un momento di grande difficoltà
politica e sociale.
- Mi fu di grande
aiuto nell'intraprendere questa missione.
- Non solo ma
grazie a lui e con lui iniziai la mia carriera politica nel movimento dell'Union
Valdôtaine. Insieme abbiamo percorso i comuni della Valle d'Aosta
per rilanciare la Jeunesse Valdôtaine.
- Negli incontri
con i giovani si discuteva della storia, della lingua e della cultura della
Valle d'Aosta, ma anche di autonomia, di regionalismo, di federalismo e
comunque sempre del pensiero di Emile Chanoux , nostro riferimento costante,
eroe della resistenza , trucidato dai fascisti nel 1944. In questi incontri
dibattiti si affrontavano anche altre problematiche, dalle alleanze politiche
ai temi economici : l'industrializzazione, l'artigianato il turismo, trasporti
ecc.
- In tali contesti
Salvadori manifestò l'idea di creare una finanziaria e una banca
regionale, rilanciò la lotta per la riappropriazione delle acque
da parte dei valdostani e di conseguenza la produzione e la distribuzione
dell' energia elettrica e infine sottolineò la necessità
di sviluppare le vie di comunicazione con il Vallese e la Savoia.
- Era un uragano
di idee, nella sua poliedricità era in grado di dibattere e affrontare
ogni genere di tematica, ne sono una testimonianza i suoi scritti e le
sue proposte, tra le altre la necessità di creare una Università
in Valle.
- Per me, che
fui legato a lui da stima e amicizia, fu una vera scuola di formazione,
accanto ai pensieri alle idee dei personaggi politici dell'epoca quali
Severino Caveri, Corrado Gex, Mario Andrione, Albert Vuillermoz ecc.
- Bruno Salvadori,
non era un ideologo, e come per tutti noi, i suo riferimento in Valle fu
Chanoux, ma frequentando il Collège d'Etudes Fédéralistes
ebbe modo, come molti di noi giovani valdostani, di conoscere Alexandre
Marc, Guy Héraud e di apprezzare il pensiero di Denis de Rougemont
e di tanti altri federalisti europei.
- Bruno fu un
uomo di carattere forte; inevitabilmente fu dagli uni molto apprezzato,
ma anche da altri criticato.
- Lui, non valdostano
rimproverava talvolta gli autoctoni di non avere la volontà o la
capacità di far valere l'identità e la storia del popolo
valdostano, portatore tra l'altro di valori culturali universali di cui
molti non si rendevano neanche conto, ad esempio: la tradizione delle consorterie,
delle latterie ternarie, delle "corvées," della transumanza
e della cooperazione in genere ecc.
- Gli si rimproverava
di essere ambizioso e forse anche per questo o per gelosia, non si è
voluto valorizzare appieno un personaggio che avrebbe meritato più
attenzione e che sicuramente è stato apprezzato di più fuori
dalla Valle d'Aosta.
- Gli è
stata dedicata una Piazza ad Aosta, si ipotizza di dare il suo nome alla
biblioteca regionale, ma in verità è stato più ricordato
dalla Lega Nord e da vari movimenti minoritari che dalla Valle d'Aosta.
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[g.g.]
- Cito un passaggio
del suo fondamentale testo su Salvadori : "[…] Fu proprio questa
particolare esperienza a far maturare in Bruno Salvadori il bisogno di
leggere le problematiche delle minoranze etniche e linguistiche con un'
ottica nuova che mirava a considerarle come risultante di un processo di
oppressione politica, sfruttamento economico, negazione culturale (sostanzialmente
le denunce contenute nella Dichiarazione di Chivasso) ; cio' imponeva di
non definirle piu' *minoranze*, ma *Nazioni senza Stato* o- meglio ancora
- popoli, piccoli popoli" […]"
- Vuole sviluppare
?
[François
Stévenin]
- Bruno amava
confrontarsi con le varie realtà italiane e dell'Europa e da questi
confronti emergeva il dato che nei territori delle così dette minoranze
etniche, o comunità nazionali, o nazioni senza stato, chi deteneva
il potere politico ed economico non erano mai i rappresentanti di quei
popoli o di quelle comunità, ma erano nella maggior parte dei casi,
o il potere centrale, o "colonizzatori " venuti o inviati sovente
per snaturare la realtà o per depredare le risorse di quelle minoranze
o di quei popoli che non erano pertanto più padroni del loro destino.
- Questo avvenne
in Sardegna come in Valle d'Aosta, in Catalogna come in Alto Adige, in
Savoia come in Alsazia ecc.
- In Europa sono
circa 40 milioni i cittadini di comunità o nazioni senza stato.
- In una Europa
dei popoli potrebbero trovare una collocazione più idonea.
- In una Europa
delle Regioni forse avrebbero qualche possibilità in più
di fare sentire la propria voce.
- Nell' attuale
Europa degli Stati, rischiano di sparire o di perdere la loro identità.
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[g.g.]
- Le chiedo infine
un commento a questo filo conduttore semplicemente cruciale, sia teoricamente
che politicamente, di Salvadori … "Essere valdostani non e'
una questione di razza" … "L' ethnie e' una scelta".
[François
Stévenin]
- Bruno Salvadori
non era figlio di genitori valdostani.
- Il suo amore
profondo per la Valle d'Aosta per la storia, per la sua cultura, per la
lingua francese, per le tradizioni, per l'ambiente, lo portarono a sceglierla
come patria.
- Nel territorio
dove si è accolti, dove si vive e si lavora, è normale integrarsi,
condividere i valori : sentirsi valdostano vuol dire condividere le ragioni
che hanno dato origine allo Statuto Speciale della Valle d'Aosta e pertanto,
al progetto autonomista e federalista.
- Di lì
la sua affermazione che "essere valdostani non è una
questione di razza".
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[redazionale]
- François
Stévenin ci suggerisce in questa intervista anzi tutto un suggestivo
orizzonte del pensiero federalista : contributo ben prezioso, in questo
servizio web sostanzialmente circoscritto alle elaborazioni italiane, e
a partire dal Risorgimento.
- E sempre a favore
del lettore, con la finezza del protagonista, non solo restituisce limpidissime
sintesi del tema, ma tratteggia anche singolarissimi filoni
e profili di un pensiero tale che alcuni studiosi hanno ritenuto di parlare
di " federalismi " (mi permetto di accennare tra
parentesi come tipicamente i pionieri del federalismo furono pure, in grado
diverso, eretici rispetto alla matrice stessa - cristiana,
liberale, marxista, socialista... - della loro formazione originaria).
Quindi, come
in testa all' intervista per la disponibilita', qui ancora in chiusa:
grazie a François Stévenin.
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